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Struttura GLADIO. Grande segreto della Repubblica

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Re: Struttura GLADIO. Grande segreto della Repubblica

Messaggio Da IK7TAB il Lun Ago 13, 2018 1:40 pm


IL GOLPE BORGHESE ( GLADIO ) IL PARTITO DEL GOLPE ALLA RESA DEI CONTI

13/08/2018 - Quello che il popolo Italiano non sa e non potrà mai sapere, ma adesso tramite me saprà tutta la verità sul caso GLADIO.

Tanto si è scritto e tanto si è detto che, nella coscienza collettiva, il tentativo di colpo di stato noto come Golpe Borghese è diventato sinonimo di un maldestro tentativo di rivolta istituzionale messo in atto da un gruppo di sgangherati nostalgici.

 Niente di più che una buffonata. E invece non è così. L'insurrezione armata che si verifica nella notte tra il 7 e l'8 dicembre 1970 ( la notte dell'Immacolata ) è ancora oggi un altro dei tanti punti oscuri della storia repubblicana.

 Non è chiaro perché fu messo in atto, a cosa realmente mirasse e soprattutto perché fallì e chi lo fece fallire.

 Tutto ha inizio nella tarda serata del 7 dicembre quando gruppi di militanti dell'estrema destra si riuniscono in alcuni luoghi della capitale: nel quartiere di Montesacro, nei cantieri del costruttore Remo Orlandini, legato al SID di Vito Miceli; in pieno centro storico, nella sede di Avanguardia nazionale; attorno all'Università; in una palestra non distante dalla stazione Termini.

 Alle porte di Roma si è concentrata intanto anche una colonna armata di guardie forestali, mentre un gruppo di neofascisti è già penetrato nell'armeria del ministero dell'Interno.

 Il quartier generale del Golpe si è sistemato nel quartiere Nomentano. Ne fanno parte: il principe Junio Valerio Borghese, ex comandante della X Mas, vero capo del complotto; il generale a riposo dell'Aeronautica Giuseppe Casero; il maggiore della polizia Salvatore Pecorella. 

Il piano prevede, oltre all'occupazione dei ministeri della Difesa e dell'Interno, della sede della RAI ( da dove Borghese leggerà un proclama alla nazione ), degli impianti telefonici e quelli di telecomu- nicazione, anche la mobilitazione totale dell'Esercito.

 Tutto, insomma è pronto,     comprese     le    liste  delle personalità politiche e sindacali da arrestare.

 Eppure il Golpe Borghese fallisce. Lo stesso principe nero riceve una telefonata da un misterioso generale ( l'inchiesta della magistratura non chiarirà mai hi fosse ) che ordina la sospensione del tentativo insurre- zionale. 

Tutti a casa. Cosa è successo quella notte a Roma? Prova generale per un vero colpo di Stato? Avvertimento inviato ai politici sulla falsariga del Piano Solo di De Lorenzo? Oppure il classico doppio gioco: mostrare i muscoli e allo stesso eliminare l'ala dura del Partito del Golpe che da anni ormai cresce e si ramifica? Di quanto accadde a Roma nella notte dell'Immacolata una sola cosa è certa: i servizi segreti sapeva- no.

 Ed erano stati informati anche diversi uomini politici di governo. Lo proverà la documentazione che Andreotti consegnerà alla magistra- tura romana soltanto cinque anni dopo. Quella stessa magistratura che farà di tutto per insabbiare l'inchiesta giudiziaria e per trasformare il Golpe Borghese in un Golpe da operetta.

I SERVIZI SEGRETI E GLADIO ALL'OMBRA DEL DIRTY JOB
Nati ufficialmente nel 1866, cinque anni dopo l’Unità risorgimentale, i servizi segreti italiani hanno da sempre una caratteristica che li contrad- distingue dagli altri strumenti d’intel- ligence internazionale: non solo è stata sempre riservata la loro attività – fatto, questo, almeno giustificabile – e di conseguenza elevata alla massima potenza la loro irresponsabilità.

Ma sono sempre state oscure e misteriose la loro formazione, le logiche di comando, i compiti, le funzioni.

 Se c’è in Italia un organismo dove la trasparenza è meno di un optional, questi sono i servizi segreti, un’area dove regna l’impunibilità più assoluta.

 Formalmente esistenti per proteggere la sicurezza, interna ed esterna del paese, i servizi segreti italiani – nonostante i continui cambiamenti di nome – continuano a rimanere uno strumento per i giochi politici della classe di volta in volta dominante. 

Se quest’ultima affermazione è riscon- trabile in molti paesi dell’area civile, in Italia è sempre esistita una sua variante specifica, ben riassunta in questa frase di un importante magistrato, Giovanni Tamburino, che, proprio con i servizi, si è scontrato più di una volta: 
" Le deviazioni delle polizie segrete non sono un fenomeno accidentale, ma nascono contemporaneamente alle polizie segrete. 

La potenza di una polizia segreta fa sì che, da strumento in mano al Principe per perseguire gli scopi di sicurezza del regime, essa si trasformi in potere separato che persegue i propri scopi di sicurezza o, quanto meno, interpreta a suo modo la " sicurezza necessaria " al regime ".

ORGANIZZAZIONE GLADIO
L'organizzazione Gladio era un'organizzazione paramilitare clandestina italiana di tipo Stay-behind ( " stare dietro ", " stare in retroscena " ) promossa dalla NATO nell'ambito dell'operazione Gladio, organizzata dalla Central Intelligence Agency per contrastare una ipotetica invasione dell'Europa occidentale da parte dell'Unione Sovietica e dei Paesi aderenti al Patto di Varsavia, attraverso atti di sabotaggio, guerra psicologica e guerriglia dietro le linee nemiche, con la collaborazione dei servizi segreti e di altre strutture.

Malgrado in Italia Gladio sia propriamente utilizzato in riferimento solo alla Stay-behind italiana ( o, secondo alcuni, la principale e più duratura tra diverse stay-behind che operarono in Italia ), il termine è stato applicato dalla stampa anche ad altre operazioni di tipo Stay-behind, in quanto parte dell'operazione Gladio.

 Durante la guerra fredda, quasi tutti gli Stati dell'Europa occidentale organizzarono reti Stay-behind sotto controllo NATO.

L'esistenza di Gladio, sospettata fin dalle rivelazioni rese nel 1984 dall'ex membro del gruppo neofascista Ordine Nuovo Vincenzo Vinciguerra durante il suo processo, fu riconosciuta dal Presidente del Consiglio italiano Giulio Andreotti il 24 ottobre 1990, che parlò di una " struttura di informazione, risposta e salvaguardia ".

Francesco Cossiga, che ebbe, durante il periodo in cui era sottosegretario alla difesa, la delega alla sovrintendenza di Gladio, e che spesso è stato indicato come uno dei fondatori, affermò nel 2008 che " i padri di Gladio sono stati Aldo Moro, Paolo Emilio Taviani, Gaetano Martino e i generali Musco e De Lorenzo, capi del Sifar.

 Io ero un piccolo amministratore». Affermò altresì che «gli uomini di Gladio erano ex partigiani. Era vietato arruolare monarchici, fascisti o anche solo parenti di fascisti: un ufficiale di complemento fu cacciato dopo il suo matrimonio con la figlia di un dirigente MSI. Quasi tutti erano azionisti, socialisti, lamalfiani.

UN ERGASTOLANO, UN GIUDICE E UN PRESIDENTE
Le iniziative di Casson e Andreotti
Agosto 1990. Il giudice veneziano Felice Casson interroga il terrorista neonazista Vincenzo
Vinciguerra, condannato all’ergastolo per aver fatto saltare in aria, nel ’72, a Peteano,
un’automobile, uccidendo tre carabinieri e ferendone un quarto.
 
COME DIRA LO STESSO VINCIGUERRA IN UN'INTERVISTA

, Né da un punto di vista ideativo, né da quello organizzativo od esecutivo, Peteano ha a che fare con una struttura militare riservata, chiamata “ Gladio ”.

La stessa ipotesi di Casson, secondo la quale Vinciguerra si sarebbe servito, per l’attentato, di
esplosivo plastico prelevato da uno dei depositi NASCO dei gladiatori in Friuli, verrà
smentita dal terrorista nella suddetta intervista e il processo dimostrerà che a far saltare i
carabinieri fu un normale esplosivo da cava.

 Cosa fu, allora, a spingere Casson a chiedere al Presidente del Consiglio Andreotti di aprirgli
l’archivio del SISMI, il Servizio Segreto Militare? Fu il collegamento che, stando alle parole
di Vinciguerra, il magistrato lagunare fece fra la strage di Peteano e una certa “ struttura
occulta, impegnata a destabilizzare l’ordine pubblico per stabilizzare l’ordine politico ”, di cui
il terrorista nero, in veste di storico e analista e non in quello di imputato, aveva sentito
parlare, traendone la conclusione che risultasse protetta e gestita dai servizi segreti e che
perseguisse scopi criminali e destabilizzanti, non esimendosi dall’aggiungere che l’allora
Presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, pubblicamente attaccato da Casson su un
quotidiano veneto per le sue prese di posizione sulla giustizia, era “ uno dei responsabili
politici dell’operazione ".
 La prova che Casson porta consiste nella presenza di due neofascisti nella lista dei gladiatori.
 Così, da un “sentito dire” di un ergastolano, viene alla luce, nel modo più deflagrante possibile, la struttura “ Stay Behind ”, o “ Gladio ”, di cui Casson, grazie alle “chiavi” di Forte Braschi ( sede del SISMI ) offerte da Andreotti, trova le tracce, lasciando intendere che fosse proprio quella sorta di Spectre indicata da Vinciguerra.

In ottobre i nomi vengono pubblicati, curiosamente Andreotti invia una memoria alla
Commissione Stragi ( come se fosse implicito che un’organizzazione militare coperta dal più
rigoroso segreto militare, e che un più volte Primo Ministro e ex Ministro della Difesa non
potesse che presumere legale, presentasse motivi di interesse per una Commissione che
indaga sulle stragi e sul terrorismo ) e si inaugura una sequenza di INFORMAZIONE,
DISINFORMAZIONE e INTOSSICAZIONE dell’opinione pubblica, con i suoi picchi e le
sue risacche, con la creazione e lo smantellamento di apparati di una rinnovata “ guerra ".
 
L'Italia ha fornito clandestinamente armi ai ribelli di Bengasi
Fucili e mitra sono stati prelevati dagli ex depositi Sismi della Sardegna: alcuni erano di Gladio. Trasportate in Libia da navi della Marina come aiuti umanitari.

Alcuni giorni orsono, dopo lo scoop de Le Figaro, la Francia ha ufficialmente ammesso di aver fornito armi leggere ai ribelli anti-Gheddafi, paracadutando i rifornimenti nella cosiddetta area delle montagne occidentali, a circa 50 chilometri a sud di Tripoli.

E così, mentre la guerra libica continua stancamente tra raid della Nato, inconcludenti sotto il profilo militare, ma purtroppo con un prezzo di vittime civili ( delle quali si parla sempre meno) e azioni di terra paragonabili a semplici scaramucce tra bande rivali, lo strano conflitto Bengasi-Tripoli è tornato al centro dell'attenzione mediatica.

Che non sia un semplice scontro democrazia-tirannide lo si è capito da un pezzo, tant'è che la vera divisione è all'interno del fronte Nato, dove Italia, Francia e Regno Unito giocano senza esclusione di colpi la battaglia per semplici scaramucce tra bande rivali, lo strano conflitto Bengasi-Tripoli è tornato al centro dell'attenzione mediatica.

Orbene, la vicenda delle forniture di armi ai ribelli rientra a pieno titolo negli sgambetti che il governo francese, quello italiano e quello britannico si stanno facendo da quando è cominciata la rivolta contro Gheddafi.

 Perché la prima nazione a fornire segretamente di armi gli insorti della Cirenaica è stata proprio l'Italia.

Infatti, dopo l'iniziale imbarazzo di Berlusconi nel dover abbandonare Gheddafi, l'Italia ha compreso che un eccessivo attendismo l'avrebbe sfavorita e ha cercato di recuperare mettendosi a disposizione del Consiglio Nazionale Transitorio di Bengasi.

 E come lo ha fatto? Inviando un carico di armi " travestito " da aiuti umanitari. Nella prima settimana di marzo casse e casse di pistole, fucili, mitra e relativo munizionamento sono state fatte arrivare in Cirenaica via mare, trasportate da unità della Marina Militare.
 
Per essere più precisi si trattava di armi leggere prelevate dai depositi della Sardegna, in particolare La Maddalena e Tavolara, per il semplice motivo che quelle armi ufficialmente non sono "mai esistite" e quindi potevano tranquillamente prendere il largo.

Una parte dell'armamento inviato era di prima qualità. Altre armi, donate a suo tempo dagli americani all'ex Sismi, erano assai più antiquate, ma comunque adeguate per armare bande di insorti irregolari.

 Si trattava, per intenderci, delle armi custodite da quelle strutture della nostra intelligence che, più o meno, facevano riferimento al vecchio dispositivo di Gladio.

C'è da aggiungere che, una volta arrivate sul suolo libico, nessuno ha più saputo che fine abbiano fatto quelle armi. 

Come hanno confermato numerose fonti dei ribelli. Che siano servite a combattere non è esattamente l'ipotesi considerata più attendibile. Ma questo era ed è un po' nell'ordine delle cose.

Quello che è significatico è il retroscena politico. Perché nei giorni in cui il governo italiano faceva arrivare clandestinamente le armi ai bengasiani, il poco prudente ministro degli Esteri, Frattini, rilasciava una dichiarazione ammiccante e poco diplomatica. L'Italia - aveva detto - " ha avviato discretamente contatti con esponenti dell'opposizione libica e ritiene che farlo in questo modo sia la soluzione migliore. C'è quasi una corsa all'incontro con il Consiglio provvisorio di Bengasi. I nostri amici inglesi ci hanno provato e il Consiglio ha detto 'ci rifiutiamo di incontrarli ".


" Noi - aveva ancora aggiunto il titolare della Farnesina - abbiamo delle conoscenze migliori di altri, siamo spesso richiesti in queste ore conoscendo coloro che sono lì.

 Conosciamo certo l'ex ministro della Giustizia libico ora a capo del consiglio di Bengasi, per i rapporti dell'Italia con la Libia. Conosciamo quella rete di ambasciatori libici che ha detto che da ora 

loro sono al servizio del popolo libico e non più del regime. 
Alcuni di loro stanno esercitando un'azione importante per coagulare un consenso ".

A nessuno può sfuggire il fatto che se si avviano colloqui " con discrezione ", l'ultima cosa da fare sia raccontarlo ad Uno Mattina. 

Ma c'era un motivo: proprio nelle ore in cui Frattini rilasciava questa dichiarazione le armi italiane stavano per finire in mano agli insorti di Bengasi.

 Gli stessi che un paio di giorni prima avevano arrestato un team dei servizi segreti inglesi in missione segreta.

In altri termini, l'Italia bruciando tutti con l'invio delle casse " umanitarie " piene di mitra e fucili, pensava di poter mantenere la supremazia. 

Tanto più che riteneva di poter contare sulla mediazione dell'ambasciatore libico in Italia, Abdulhafed Gaddur,che a fine febbraio si era schierato a fianco degli insorti e, si ipotizzava, avrebbe utilizzato la sua grande influenza a favore dell'Italia.

 Questa premessa spiega la successiva accelerazione francese e la decisione di bombardare per primi il 19 marzo, giorno di inizio dei raid aerei, solo successivamente passati sotto il comando della Nato.

Da allora - e fino ad oggi - si sono combattuti due conflitti. Quello tra la Cirenaica e la Tripolitania e quello tra Francia, Italia, Regno Uniti e altri paesi legati alla Nato.

 La fornitura di armi dai depositi della Sardegna è parte integrante di questa guerra sotterranea.
REPORTER
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Messaggio Da IK7TAB il Lun Ago 07, 2017 2:26 pm



COMPRA CASA E IN CANTINA TROVA LE ARMI DEI PARTIGIANI

CAMERINO - Un vero e proprio arsenale di guerra, rinvenuto nell'ultimo posto in cui si pensava potessero nascondersi armi. Dev'essere stato un vero choc per un uomo di Camerino che si è trovato davanti agli occhi ordigni bellici, fucili semiautomatici e altre armi. E' quello che è accaduto nei giorni scorsi nell'immediata periferia di Camerino, in via Farnese. 

Un uomo che aveva da poco acquistato una abitazione nella zona è il protagonista dell'incredibile vicenda. In attesa di effettuare alcuni lavori di ristrutturazione aveva deciso di occuparsi personalmente della pulizia di una cantina. Ha iniziato a svuotare il piccolo deposito da tutto ciò che negli anni vi era stato accumulato, quando ad un certo punto, in una nicchia ben nascosta, all'interno di una cassetta in legno, ha scoperto cinque bombe a mano, due fucili semiautomatici ed altre armi. Tutto materiale evidentemente molto vecchio e presumibilmente rimasto lì dalla Seconda guerra mondiale. Non è escluso che a nasconderlo proprio lì potessero essere stati i partigiani durante la Liberazione, visto che dell'arsenale nascosto in cantina erano completamente all'oscuro anche i precedenti proprietari dell'abitazione.

Saranno gli artificieri, nei prossimi giorni, a disinnescare le bombe o farle brillare e a rimuovere tutte le armi rinvenute nella cantina. 


REPORTER
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Messaggio Da IK7TAB il Lun Lug 10, 2017 2:00 pm



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Messaggio Da IK7TAB il Lun Lug 10, 2017 1:58 pm



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Messaggio Da IK7TAB il Lun Lug 10, 2017 1:44 pm



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Messaggio Da IK7TAB il Lun Lug 10, 2017 1:42 pm



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Re: Struttura GLADIO. Grande segreto della Repubblica

Messaggio Da IK7TAB il Lun Lug 10, 2017 1:30 pm



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Messaggio Da IK7TAB il Lun Lug 10, 2017 12:54 pm



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Re: Struttura GLADIO. Grande segreto della Repubblica

Messaggio Da IK7TAB il Lun Lug 03, 2017 12:31 pm



GLADIO, STORIA DELL'ACCORDO SEGRETO TRA CIA E SIFAR

Voglio spiegarvi e farvi capire meglio la storia di questa struttura chiamata " GLADIO ". Questa struttura, nasce da un aborto di un colpo di stato, chiamato a suo tempo " IL PIANO SOLO " Amos Spiazzi confermò a suo tempo che la struttura Gladio era " parallela alla struttura ufficiale del SIS chiamata " I ", ed operava sempre in funzione anticomunista ", i membri che operavano all'interno di questa struttura godevano di un nullaosta di sicurezza ( NOS ), che era di livello superiore al ( COSMIC ), che ufficialmente doveva essere di un livello di sicurezza più elevato.
Questa gerarchia, era nata fuori dalle istituzioni, che ha determinato strane situazioni perchè le personalità dovevano essere di massimo livello e non venivano considerate abbastanza affidabili.
Di conseguenza il SUPER - COMITATO poteva decidere di provocare il " siluramento politico del segreto indesiderato ".
La struttura come Stay Behind è riuscita ad operare impunemente per tanti anni all'interno delle nostre istituzioni all'insaputa del popolo.
Adesso ci possiamo domandare e chiedere a questo punto " possiamo avere la certezza che questa struttura sia stata davvero smantellata? ".
Questa struttura operava durante il governo Giulio Andreotti nel 1990 e su come sono stati fatti fallire alcuni processi per le stragi di mafia. A questo punto si potrebbe pensare che questa doppia struttura possa essere ancora in funzione.

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Re: Struttura GLADIO. Grande segreto della Repubblica

Messaggio Da IK7TAB il Sab Lug 01, 2017 1:23 pm



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Messaggio Da PU7MKI il Sab Lug 01, 2017 5:34 am

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